Calciatori pensanti

mente pallone

Mi piace molto questa definizione “Calciatore pensante”. L’ho coniata insieme ad un mio compagno ai tempi dell’Albinoleffe stagione 2009-2010, Gabriele Cioffi, oggi allenatore a livello internazionale. Per pensante non intendo dire che durante un allenamento o una partita pensa alle problematiche del mondo…. grazie alle sue capacità di lettura della situazione pensa alla soluzione e immediatamente la applica. Mi è capitato di chiedere il perché di una giocata o di un comportamento ad un giocatore: la risposta era lontana dal principio che la situazione di gioco richiedeva. Esempio per capirci: situazione di ripartenza,giocatore che propone uno smarcamento incontro alla palla. Perché? La situazione creatasi richiede apertura degli spazi, velocità per non permettere il recupero degli avversari, giocate in verticale. Spesso il pensiero è corretto perché stato spiegato o preparato prima, o perché già visto o perché la situazione riconosciuta è simile ad altre già avvenute. Per essere giocatore pensante devo avere un  bagaglio di conoscenze, competenze, esperienze , vissuto da cui attingere . Gli articoli di questo blog possono essere un contributo, seppur minimo, ad arricchire le conoscenze di situazioni di calcio, in cui la risposta funzionale rispetto alla dinamica creatasi deve essere veloce e corretta. Inoltre il calcio non è uno sport individuale: più sono i giocatori pensanti, più ne beneficia l’intera squadra.

Roby

 

 

3 accorgimenti utili per la corsa del calciatore

Scatti, arresti, allunghi, frenate, salti scivolate…. il calcio è uno sport di movimento e queste sono alcune delle tecniche di corsa che si utilizzano in un rettangolo verde. E ancora velocità, rapidità, resistenza, esplosività, frequenza di appoggi sono qualità che mixate rendono il calciatore più propenso per alcuni ruoli o per certi compiti. Guarda caso di recente il campione olimpico, l’uomo più veloce del mondo Usain Bolt si è dedicato al calcio, se bastasse la velocità non ci sarebbe storia. Sono che nel calcio c’è anche un attrezzo la palla che modifica questi equilibri. Tutti d’accordo che chi arriva prima sul pallone ha un forte vantaggio. Ma non basta. Come migliorare quindi la capacità di arrivare prima o meglio di rispondere in maniera tempestiva e funzionale a ciò che richiede la situazione. Eccone 3 che secondo me sono i più importanti e frequenti:

1 avere il busto spostato in avanti le ginocchia leggermente piegate e i piedi che lavorano sulla pianta;

2 evitare una posizione orizzontale piatta ma avere un piede sempre avanti all’altro per così agevolare la rotazione e la partenza da fermo;

3  non mantenere un ritmo costante ma alternare corse veloci e rapide a parti lente di recupero.

sono nozioni generiche, forse senza accorgetene lo stai già facendo, prenderne consapevolezza aiuta a migliorare.

Roby

Quando ci si diverte?

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E’ statistica, ho giocato in tutte le categorie dalla serie A alla Promozione quindi posso dire di aver visto le differenze da dentro. La mia passione per il calcio è stato il mio motore, ma il turbo cioè ciò che mi fa dare qualcosa in più è il divertimento.  Ma quando ci si diverte? Le risposte che ho ricevuto sono : quando si vince, quando ci si impegna, quando si da tutto, quando si ride , quando si scherza, quando si sta bene con i compagni….

Tutto vero, vincere è più divertente che perdere, meglio ridere piuttosto che avere il muso lungo…  Credo fermamente che innanzitutto ci si diverte quando si fanno le cose fatte bene. Quando si fanno le cose fatte bene allora la vittoria la si apprezza veramente perché  è il frutto di percorso fatto bene; Quando si fanno le cose fatte  bene il ridere durante un allenamento nasce non per delle stupidate ( che ci stanno intendiamoci… ), ma deriva da situazioni in cui comunque l’impegno e la concentrazione ci sono. Se si fanno le cose fatte bene si tolgono quelle scuse quegli alibi, ad allenatori e giocatori, per cui non si è ottenuto il risultato atteso. Ecco cosa intendo: nel momento in cui scendo in campo per un allenamento o per una partita, serve l’atteggiamento giusto che la situazione richiede. Questo vale sia per i giocatori che per gli allenatori. Faccio un esempio banale: se siamo su un campo da gioco e durante una spiegazione c’è un gruppo di ragazzi che ride, non è far le cose fatte bene, in quel momento la situazione richiede attenzione; se un allenatore vuole che vengano fatte certe giocate, ma non ha fatto degli esercizi che portano a questa applicazione non è una cosa fatta bene, la lacuna è da parte dell’istruttore che ha mancato di spiegare con semplicità cosa vuole. Perciò se vogliamo veramente divertirci, ogni tanto chiediamoci: sto facendo le cose fatte bene?

Attendo i vostri commenti. Roby